LO STIGMA SOCIALE NEL DISTURBO D’ANSIA: QUANDO IL PREGIUDIZIO DIVENTA UN OSTACOLO ALLA CURA

Il 4 febbraio 2025 il Dottor Gabriele Catania, psicologo psicoterapeuta e presidente dell’associazione “Amici della Mente”, ha tenuto un incontro dedicato al tema dello stigma sociale nei disturbi d’ansia, affrontando un argomento che continua a rappresentare una delle principali barriere alla salute mentale e all’accesso alle cure.

Lo stigma è un atteggiamento caratterizzato da giudizi negativi e spesso ingiustificati nei confronti di individui o gruppi sociali. Si alimenta attraverso stereotipi, generalizzazioni e pregiudizi che finiscono per influenzare non solo le relazioni interpersonali, ma anche le dinamiche culturali, sociali e politiche di una comunità.

Quando riguarda la salute mentale, il problema assume una rilevanza ancora maggiore. Come ha sottolineato il dottor Catania, il rischio più grave è che lo stigma venga interiorizzato dalla persona che soffre, in questi casi il paziente può provare vergogna, sentirsi inadeguato e arrivare a evitare le cure o a seguirle in modo discontinuo, aggravando così la propria condizione.

Le radici dello stigma

Lo stigma verso i disturbi mentali nasce da una combinazione di fattori culturali, sociali e psicologici.

Tra gli aspetti culturali emerge anzitutto la scarsa conoscenza dei disturbi mentali, che li rende spesso percepiti come qualcosa di misterioso e incomprensibile. A ciò si aggiunge la diffusione di stereotipi alimentati dai media, che talvolta rappresentano le persone con disagio psichico come deboli, imprevedibili o addirittura pericolose, in molte culture, inoltre, la malattia mentale continua a essere un tabù, favorendo paura e disinformazione.

Sul piano sociale, il peso del giudizio altrui porta molte persone a nascondere il proprio disagio. Spesso il disturbo viene confuso con l’identità stessa dell’individuo, come se la persona coincidesse con la sua malattia. Anche alcune concezioni storiche, che associavano i disturbi mentali a possessioni o devianze morali, hanno lasciato tracce che ancora oggi influenzano l’immaginario collettivo. Dal punto di vista psicologico, la paura dell’ignoto gioca un ruolo centrale. La malattia mentale ricorda a ciascuno la fragilità della mente umana e la possibilità che il disagio possa riguardare chiunque. Questa consapevolezza può generare difese che sfociano nel pregiudizio o nell’emarginazione.

L’importanza dell’empatia

Uno dei passaggi più significativi dell’incontro ha riguardato il ruolo dell’empatia nella relazione con chi soffre di un disturbo mentale. Catania ha proposto l’esempio di una persona che vive un’allucinazione e afferma di vedere ragni sul muro. In una situazione simile, negare bruscamente l’esperienza del paziente significa invalidarne la sofferenza; allo stesso tempo, assecondarla completamente non sarebbe corretto. L’approccio terapeutico consiste invece nel riconoscere l’esperienza soggettiva della persona: “Io non li vedo, ma se per te ci sono, parliamone”. Questo atteggiamento permette al paziente di sentirsi accolto e compreso, senza essere giudicato o stigmatizzato, per il professionista della salute mentale, infatti, il punto di partenza è sempre la soggettività dell’altro.

Autoritarismo e pregiudizio

Durante la conferenza è stato approfondito anche il legame tra autoritarismo e stigmatizzazione. Secondo Catania, le personalità fortemente autoritarie tendono a interpretare il mondo attraverso categorie rigide, dividendo la realtà in termini di “giusto” e “sbagliato”, “noi” e “loro”: questa impostazione favorisce la nascita di stereotipi e atteggiamenti discriminatori nei confronti di chi appare diverso o non conforme alle regole sociali condivise.

Le riflessioni del relatore richiamano gli studi di importanti autori della psicologia sociale. Theodor Adorno sosteneva che le persone autoritarie tendono a trasformare conflitti e difficoltà interiori in ostilità verso chi percepiscono come diverso. Erich Fromm, invece, evidenziava come il bisogno di controllo e di ordine possa portare alcuni individui a rifugiarsi in visioni semplificate della realtà, poco tolleranti verso la complessità e la diversità.

Lo stigma dell’ansia

Lo stigma associato ai disturbi d’ansia non differisce sostanzialmente da quello che colpisce altre condizioni psicologiche. Anche in questo caso, stereotipi e convinzioni errate possono portare a minimizzare la sofferenza di chi ne è affetto.

Frasi come “devi solo reagire”, “è tutto nella tua testa” o “sei troppo sensibile” rischiano di alimentare il senso di colpa e l’isolamento. Progressivamente, la persona può interiorizzare questi giudizi, sviluppando uno stigma verso se stessa che compromette la percezione delle possibilità di cura e guarigione.

Come contrastare il pregiudizio

Per ridurre lo stigma sono necessarie azioni coordinate su più livelli:

L’educazione e la sensibilizzazione rappresentano il primo passo: parlare di salute mentale nelle scuole, nelle famiglie e nei luoghi di lavoro aiuta a diffondere conoscenze corrette e a contrastare le false credenze.

È altrettanto importante promuovere politiche che proteggano le persone con disagio psichico da discriminazioni e svantaggi sociali, soprattutto in ambito lavorativo.

Secondo Catania, tuttavia, uno degli strumenti più efficaci è il contatto diretto: favorire occasioni di incontro tra persone con e senza disturbi mentali consente di superare paure e stereotipi attraverso la conoscenza reciproca perchè quando le persone condividono attività, interessi e passioni comuni, le differenze perdono centralità e il pregiudizio si indebolisce.

La cura oltre la terapia

Un’altra riflessione emersa durante l’incontro riguarda la distinzione tra terapia e cura. Se la terapia si occupa principalmente dei sintomi, la cura riguarda la persona nella sua interezza. È proprio con questa filosofia che nasce la “Bottega dell’Inclusione Sociale”, iniziativa promossa dal dottor Catania attraverso laboratori di danza, teatro, musica e altre attività aperte alla cittadinanza. In questi contesti, persone con disagio psichico e cittadini condividono esperienze e passioni comuni, spesso senza che la condizione clinica rappresenti un elemento distintivo.

L’obiettivo è costruire relazioni autentiche e favorire una cultura dell’accoglienza, nella convinzione che l’inclusione sociale sia parte integrante del percorso di guarigione.

Il messaggio finale di Catania è semplice ma fondamentale: ai pazienti non bisogna mai togliere la speranza.

Contrastare lo stigma non significa soltanto promuovere una società più giusta e inclusiva, ma anche contribuire concretamente al processo di cura. Ogni iniziativa che favorisce comprensione, rispetto e accoglienza diventa infatti uno strumento terapeutico capace di migliorare la qualità della vita delle persone che convivono con un disturbo d’ansia o con altre forme di sofferenza psicologica.