Il nostro corpo è un sistema strettamente interconnesso con i processi cognitivi ed emotivi. Le esperienze vissute e lo stress possono influenzare il funzionamento dell’organismo attraverso modificazioni nervose, endocrine e immunitarie. In questo processo, il sistema nervoso svolge un ruolo centrale nel coordinare le risposte agli stimoli interni ed esterni.

In condizioni di stress persistente, i sistemi deputati alla rilevazione e alla valutazione degli stimoli potenzialmente minacciosi possono mantenere un livello di attivazione elevato, con un conseguente aumento del consumo di risorse energetiche e un’alterazione dei normali processi di recupero e di regolazione fisiologica.

Quando viene percepita una situazione di pericolo o di forte pressione, si attivano specifiche risposte neuroendocrine, tra cui il sistema nervoso simpatico e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Questi sistemi determinano il rilascio di mediatori e ormoni coinvolti nella risposta allo stress:

  • Adrenalina e Noradrenalina: vengono rilasciate rapidamente in risposta a situazioni minacciose, aumentando la frequenza cardiaca, la vigilanza e la disponibilità di energia. Lo stress prolungato può mantenere attivo il sistema simpatico, favorendo tensione muscolare, alterazioni del ritmo cardiaco e difficoltà di rilassamento;
  • Cortisolo e CRH: il cortisolo svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del metabolismo e nella disponibilità di energia durante la risposta allo stress. Un’esposizione prolungata allo stress può alterare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, influenzando metabolismo, appetito e distribuzione del tessuto adiposo. Il CRH (corticotropin-releasing hormone) partecipa all’attivazione dell’asse dello stress e interagisce con i sistemi immunitario e infiammatorio. Il rapporto tra stress cronico e condizioni quali manifestazioni allergiche, disturbi gastrointestinali e alcune patologie dermatologiche è tuttavia complesso e dipende da molteplici fattori individuali;
  • Neurotrofine: queste molecole contribuiscono alla sopravvivenza neuronale, alla plasticità sinaptica e ai processi di apprendimento e memoria. Lo stress prolungato può modificarne i meccanismi di regolazione, con possibili ripercussioni sull’attenzione e sulle capacità cognitive.

Le emozioni non rappresentano esperienze esclusivamente psicologiche, ma sono accompagnate da modificazioni fisiologiche e dall’attivazione di specifici circuiti cerebrali. Anche le esperienze di natura sociale, come il rifiuto o l’esclusione, coinvolgono alcuni dei sistemi cerebrali implicati nell’elaborazione della sofferenza fisica. Ciò evidenzia la stretta relazione esistente tra dimensione emotiva, attività cerebrale e risposta corporea.

La paura, ad esempio, può determinare modificazioni dell’attività gastrointestinale e respiratoria, oltre a un aumento della tensione muscolare. In condizioni di elevata attivazione emotiva, la respirazione può diventare più rapida e superficiale e, nel tempo, favorire l’assunzione di posture caratterizzate da una maggiore protrazione del capo e da una tensione persistente della muscolatura cervicale.

La rabbia è associata a una significativa attivazione fisiologica e muscolare, funzionale alla preparazione dell’organismo all’azione. Possono essere coinvolti, tra gli altri, i muscoli della mandibola, delle spalle, del tronco e degli arti inferiori. In presenza di stress prolungato o di difficoltà nella regolazione emotiva, un aumento persistente della tensione muscolare può contribuire a fenomeni quali il serramento mandibolare e il mantenimento di una postura rigida.

La tristezza, soprattutto quando intensa e prolungata, può essere accompagnata da una riduzione dell’attività, della motivazione e dell’interesse verso l’ambiente. Questo fenomeno, definito “sickness behavior”, è collegato all’attivazione dei sistemi immunitario e infiammatorio, che possono influenzare il comportamento e il livello di energia, favorendo il riposo e il recupero dell’organismo.

Per favorire l’equilibrio fisiologico e ridurre gli effetti dello stress, è possibile adottare alcune semplici strategie:

  • Pause regolari: interrompere periodicamente le attività, soprattutto quelle che richiedono un’elevata concentrazione, può favorire il recupero attentivo e ridurre l’affaticamento. Durante queste pause può essere utile allontanarsi temporaneamente dagli schermi e dedicare alcuni minuti al movimento o alla respirazione;
  • Rilassamento posturale: assumere una posizione comoda, sdraiata o seduta, riducendo volontariamente la tensione muscolare per brevi periodi di tempo durante la giornata può favorire una diminuzione dell’attivazione fisiologica;
  • Attenzione ai processi cognitivi: quando la mente tende a mantenere un’attività costante di pianificazione e anticipazione, può essere utile riportare intenzionalmente l’attenzione al momento presente attraverso esercizi di respirazione, rilassamento o focalizzazione su stimoli neutri;
  • Respirazione: una respirazione lenta e regolare, con particolare attenzione alla fase espiratoria, può contribuire alla regolazione dell’attivazione autonomica e favorire uno stato di maggiore rilassamento. È importante evitare tecniche respiratorie che provochino disagio o difficoltà respiratoria.
  • Regolazione dell’esposizione digitale: limitare l’esposizione prolungata agli stimoli digitali, soprattutto nelle ore serali, può favorire una migliore gestione dell’attenzione e del sonno. Ridurre la luminosità dello schermo, utilizzare modalità notturne e interrompere l’utilizzo dei dispositivi prima di coricarsi può contribuire a preservare i normali ritmi circadiani.

Non è possibile eliminare le situazioni stressanti dalla vita quotidiana, ma è possibile modulare le risposte dell’organismo e favorire una migliore capacità di adattamento. Prestare attenzione a segnali quali tensione muscolare, dolore, alterazioni del sonno o modificazioni della respirazione permette di prestare attenzione al proprio stato psicofisico, considerando l’interazione tra fattori fisici, psicologici e ambientali. Imparare a riconoscere questi segnali, alternare attività e recupero e adottare strategie di gestione dello stress può contribuire a promuovere il benessere psicofisico, inteso come il risultato dell’interazione continua tra mente, cervello e corpo.