Domande frequenti

TRAUMI

DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD)

Che cos’è il Disturbo Post-Traumatico da Stress?

Il Disturbo post-traumatico da stress riguarda una serie di segnali di malessere attivati da vissuti traumatici molto stressanti, come possono essere: situazioni molto dolorose, disfunzioni grave, il pericolo di morire o aggressioni fisiche sia verso se stessi che verso gli altri, catastrofi naturali, violenze fisiche o sessuali, incidenti facendo sport, in auto o in treno, perdita di parenti, ecc.

Quali sono i sintomi del Disturbo Post-Traumatico da Stress?

I principali sintomi associati al Disturbo post-traumatico si possono dividere in tre gruppi:

  • Sintomi sempre attivi di sovra-eccitamento, come continuo stato di allarme per essere pronti a identificare qualsiasi segnale di pericolo, ecc.;
  • Problemi comportamentali di riduzione della presenza o evitamento di contesti simili o uguali al trauma vissuto, ad esempio perdita di interesse in attività che ricordino il trauma, difficoltà nell’immaginare il futuro, ecc.;
  • Pensieri ripetuti, intrusivi o incubi che fanno rivivere il vissuto traumatico, ad esempio sintomi fisici appena la situazione si ripresenta, ecc.

Spesso le persone che soffrono di questo disturbo tendono a fare abuso di alcol e droghe come via di fuga per non pensare al vissuto traumatico. Tutti questi sintomi possono portare a conseguenze negative nella vita sia di relazione che lavorativa.

Quanto è diffuso il Disturbo Post-Traumatico da Stress?

Gli ultimi studi hanno riscontrato un’incidenza di questo disturbo tra il 5% e il 10% della popolazione. Queste percentuali si manifestano in modo differente a seconda delle classi di persone esaminate, considerando ad esempio l’11% nelle persone implicate in infortuni stradali, il 50% dei veterani di guerra, ecc.

Circa il 20-40% di queste persone soffrirà di questo disturbo per più di un anno, il 15-20% lo avrà per un periodo superiore ai due anni, circa il 50% avrà una forma cronica del disturbo.

Come si tratta il Disturbo Post-Traumatico da Stress?

In alcuni casi è adeguato l’uso di farmaci associati alla psicoterapia, poiché i farmaci – abitualmente vengono usati antidepressivi – da soli non appaiono mai definitivi e danno solo un conforto passeggero dai sintomi.

Le cure cognitivo-comportamentali promuovono una progressiva diminuzione dello stato di allerta e degli altri segni collegati al vissuto traumatico e richiedono la seguente prassi:

  • Trattamento cognitivo, che si concentra sui pensieri e sulla presa d’atto della persona riguardo a se stesso, agli altri e al mondo, proseguendo poi a una riorganizzazione cognitiva dei pensieri alterati dopo aver compiuto un rigoroso assessment;
  • Affrontare in modo graduale e con molta calma le situazioni che causano allarme e che vengono evitate dalla persona;
  • Esposizione del paziente al ricordo del vissuto traumatico attraverso il racconto delle immagini ad esso correlate.

COME INTERVENIAMO SULLE ESPERIENZE TRAUMATICHE AL POLO SARONNESE?

CENTRO DI ASCOLTO E RIELABORAZIONE ESPERIENZE TRAUMATICHE

T-care è un’équipe specializzata nell’ascolto e nella rielaborazione di esperienze traumatiche.

La cura del trauma necessita di un intervento specifico volto a promuovere il benessere psicofisico. Le esperienze traumatiche sono esperienze altamente critiche che fanno sperimentare vissuti di impotenza e minaccia alla propria integrità personale.

Tali eventi possono essere attuali o passati,
ma con ripercussioni nella vita presente. Infatti
le esperienze traumatiche possono essere immagazzinate come ricordi in modo disfunzionale a causa dell’impatto emotivo sperimentato nel momento stesso in cui si vive l’esperienza.

T-care si rivolge a individui, coppie e famiglie come spazio di ascolto e rielaborazione delle esperienze traumatiche vissute e a singoli o gruppi di operatori impegnati in contesti di emergenza con l’obiettivo di fornire uno spazio di prevenzione, formazione o supervisione.

AREE DI INTERVENTO:

  • gravi incidenti, calamità naturali o disastri ambientali,
  • esperienze sfavorevoli nell’infanzia e nell’adolescenza,
  • problemi lavorativi e crisi economiche,
  • episodi di furti, rapina o aggressioni,
  • coinvolgimento in procedimenti giudiziari,
  • morte improvvisa di una persona cara, lutti e separazioni.

COPPIA E FAMIGLIA

PSICOLOGO DI COPPIA E PER LA FAMIGLIA

In quali ambiti si manifestano le difficoltà relazionali?

Le difficoltà relazionali possono riguardare qualsiasi ambito della vita del singolo ma, in particolare, i contesti in cui si manifestano maggiormente sono quello di coppia e familiare.

Come lavora il terapeuta con la coppia?

Sia che la dimensione di coppia stia affrontando una vera e propria crisi, sia che si tratti di qualche piccola incomprensione comunicativa tra partner, la terapia può essere un valido aiuto per vivere la relazione in maniera più serena e per trovare delle modalità di ascolto reciproco.

Nello specifico, il terapeuta esplora la storia dei partners e della loro coppia in modo da poter fornire un’interpretazione comune ad entrambi sulle problematiche e sui momenti di stallo presenti.

Qual è il ruolo della motivazione nella terapia di coppia?

Il lavoro psicologico in questo campo deve essere supportato dalla presenza di motivazione da parte di entrambi i membri della coppia e non mira a forzare lo stare insieme a tutti i costi ma, anzi, a capire quale sia la situazione migliore per quella coppia.

Di cosa si occupa la terapia familiare?

La terapia familiare si occupa di risolvere le dinamiche familiari che causano sofferenza all’interno del nucleo. Si presenta come un valido ausilio alla terapia individuale, in particolare negli adolescenti, se ci sono elementi di disagio che coinvolgono l’intero nucleo familiare.

In quali casi è particolarmente utile coinvolgere l’intera famiglia?

In particolare, se il giovane rifiuta la terapia individuale, se soffre di disturbi alimentari o se si presenta la necessità di individuare le risorse all’interno della famiglia, è molto utile coinvolgere anche gli altri membri della cerchia familiare all’interno di un percorso terapeutico.

Come sono strutturati gli incontri di terapia familiare?

Solitamente si tratta di cicli di incontri brevi (circa 2/3) e mirano a raccogliere il punto di vista di ogni membro circa la problematica principale, per comprendere poi come gestire il lavoro (se individualmente, in coppia o continuare con l’intera famiglia).

Quali sono gli obiettivi del terapeuta nella terapia familiare?

Gli obiettivi del terapeuta sono accompagnare verso nuove modalità comunicative e di ascolto, rendere più flessibili i ruoli e i rapporti tra i membri ed elicitare il cambiamento.

Quando l’intervento familiare è utile nei casi di separazione o divorzio?

Un intervento familiare risulta utile anche nei casi di separazione o divorzio, per curare la comunicazione sia di coppia sia con il figlio e aiutare tutti i membri della famiglia a gestire il lutto derivante dall’evento separazione, anche nei casi in cui si intende adottare e quando ci sono cambiamenti nel ciclo di vita in generale.

COME INTERVENIAMO SUI PROBLEMI RELAZIONALI, DI COPPIA E FAMIGLIA AL POLO SARONNESE?

CENTRO PSICOLOGIA CLINICA

Centro Psicologia Clinica nasce con l’obiettivo di sostenere individui, coppie e famiglie e di promuovere e contribuire al loro benessere attraverso:

  • Consulenza psicologica e Psicoterapia individuale
  • Psicoterapia di coppia e Psicoterapia di gruppo
  • Mediazione familiare

www.centropsicologiaclinica.org

Il centro si occupa di RELAZIONE in ambiti di:

Coppia: Una coppia funziona se favorisce la crescita personale di entrambi ma, in alcuni casi, può subentrare una situazione di stallo che genera sofferenza. Il centro offre consulenza per affrontare:
fasi di conflittualità; fine di una relazione, crisi dell’intimità e sessualità.

Famiglia: La famiglia è soggetta a cambiamenti continui e alla ricerca di modalità di intesa ed equilibrio tra sé e gli altri. La famiglia attraversa varie fasi di transizione che a volte possono risultare “critiche” e possono porta-re allo sviluppo di diverse sintomatologie o negli adulti o nei figli.

Il centro offre supporto in caso di: difficoltà con i figli e crisi della genitorialità, adolescenti difficili, crisi nei passaggi evolutivi, lutti e separazioni, depressione post- partum.

MEDIAZIONE FAMILIARE E GRUPPI DI PAROLA

La separazione è un evento di profondo cambiamento nelle relazioni familiari che richiede una nuova progettualità personale e genitoriale. La mediazione familiare è un percorso che aiuta la coppia a prendere la decisione se separarsi, e come, o se continuare a stare insieme. È uno spazio di incontro e collaborazione tra genitori in corso di separazione che vogliono superare la crisi e riorganizzare la propria vita familiare, soprattutto per il benessere dei figli.
Ai bambini che vivono la separazione dei genitori sono dedicati i GRUPPI DI PAROLA.

Il Gruppo di Parola consente lo scambio e il sostegno tra bambini dai 6 ai 12 anni o ragazzi dai 12 ai 17 anni che vivono la separazione dei propri genitori.
Partecipare al gruppo permette ai figli di esprimere ciò che vivono attraverso la parola, il disegno, i giochi, la scrittura, di fare domande e avere delle risposte e di non sentirsi soli.

PROGETTO SPIGA

Il Progetto Spiga offre al singolo o alla coppia che affrontano casi di infertilità e PMA, la possibilità di uno spazio per integrare aspetti psicologici all’esperienza corporea e per prevenire possibili situazioni rischiose che nel tempo potrebbero danneggiare l’unità e la qualità del legame di coppia.

L’intervento psicologico ha come obiettivo la prevenzione di tali situazioni e la promozione, la scoperta, l’acquisizione e il consolidamento delle risorse necessarie per far fronte alla situazione di difficoltà.

PROBLEMATICHE TRATTATE:

  • difficoltà nell’accettazione del problema d’infertilità;
  • necessità di riattivare le risorse individuali e di coppia;
    necessità di preservare e promuovere la qualità della relazione coniugale e la qualità della vita sessuale;
  • difficoltà di comunicazione all’interno della coppia e rispetto delle reciproche tempistiche di elaborazione dei vissuti.

SPAZIO ALLE MAMME

Spazio alle mamme! è un servizio rivolto alle coppie in attesa e ai neo-geni-tori e si pone l’obiettivo di favorire la costruzione di un clima relazionale/di un ambiente capace di sostenere il benessere psicofisico del bambino e dei suoi adulti di riferimento sia durante la gravidanza che nel periodo del post-partum.

L’equipe multidisciplinare propone diverse tipologie di interventi, sia in-dividuali che di gruppo, che mirano a dare uno spazio di confronto e di aiuto in relazione ai differenti bisogni sollecitati dall’attesa e dalla nascita di un bambino.

IL SERVIZIO PROPONE: consulenza ostetrica, psicologica, osteopatica e nutrizionale, corso preparto, corso di massaggio infantile, gruppo allattamento/spazio mamma-bambino, incontri a tema, percorso di riabilitazione del pavimento pelvico.

PSICOLOGIA DELLO SPORT

PSICOLOGO DELLO SPORT A SARONNO

Che cos’è la psicologia dello sport?

La psicologia dello sport è la disciplina che studia gli aspetti psicologici, sociali, pedagogici e psicofisiologici dello sport. Propone tecniche di rilassamento, di controllo emozionale e di allenamento mentale per migliorare la performance agonistica degli atleti.

Da quali discipline trae ispirazione la psicologia dello sport e come si è sviluppata nel tempo?

Questa branca della psicologia trae ispirazione da diverse discipline come la medicina e le scienze motorie e negli anni ha cercato e trovato una propria area di intervento.                                                                                    Inizialmente la psicologia dello sport provò a stabilire relazioni fra personalità e sport, utilizzando soprattutto strumenti diagnostici di utilizzo clinico.
Successivamente improntò il suo intervento nell’ambito della preparazione mentale e sulle abilità che possono essere incrementate nello sportivo: attenzione, concentrazione, motivazione e gestione dello stress e dell’ansia.
Si è ormai predisposti a pensare allo sport come modello educativo, di integrazione o come veicolo di salute e benessere psicofisico. In questo modo, la psicologia dello sport offre molti programmi che facilitano l’approcciarsi allo sport.

Perché è importante la preparazione psicologica nello sport agonistico?

Si è mantenuta e rafforzata una visione agonistica dello sport e vi è quindi la necessità di programmare la preparazione psicologica degli atleti e delle squadre ad alto livello. 
La psicologia dello sport si preoccupa del funzionamento psicologico dell’atleta durante l’attività sportiva e del modo in cui questo fattore può influenzarne la performance.

Qual è il ruolo dello psicologo dello sport?

Lo psicologo dello sport fornisce strumenti allo sportivo che permettono il miglioramento della prestazione, affiancando all’allenamento fisico l’utilizzo di tecniche focalizzate sulla dimensione psicologica, con l’obiettivo di ottenere una migliore gestione delle energie e dell’emotività sia in allenamento che in competizione. 
A livello sportivo l’analisi della personalità, dei pensieri e delle emozioni sono fattori molto importanti da considerare.
Molti studi mostrano come l’ansia possa essere nemica della prestazione sportiva.

Di quali aspetti si occupa la psicologia dello sport?

La psicologia dello sport si occupa di:

  • motivazione;
  • approccio centrato sull’atleta;
  • autostima;
  • comprensione di comportamenti problematici;
  • comunicazione;
  • abilità mentali;
  • dinamiche di gruppo e doping.

Riguardo allo sport di squadra, lo psicologo dello sport si concentra anche sulle dinamiche di gruppo.

Quali sono alcune delle tecniche maggiormente utilizzate nella psicologia dello sport?

Le tecniche maggiormente utilizzate includono:

  • goal setting;
  • self-talk;
  • gestione di ansia e rabbia;
  • tecniche di visualizzazione e allenamento ideo-motorio;
  • tecniche di gestione delle risorse attentive e tecniche per le abilità interpersonali nella relazione con avversari, compagni e allenatore.

COME INTERVENIAMO NELL’AMBITO SPORTIVO AL POLO SARONNESE?

AREA PSICOLOGIA SPORTIVA

Area Psicologia Sportiva è specializzata nella preparazione mentale di atleti e di gruppi squadra e nel supporto dello staff tecnico e delle società sportive. Il lavoro ha l’obiettivo di supportare gli atleti nella gestione e nell’ottimizzazione delle proprie risorse, a partire dai settori giovanili fino all’alto livello agonistico.

Gli interventi passano attraverso colloqui individuali con l’atleta, osservazioni sul campo, affiancamento degli allenatori e dei tecnici e collaborazione con le società, utilizzando tecniche specifiche della psicologia dello sport.
www.sportraining360.it

PROBLEMATICHE TRATTATE:

  • Ansia da prestazione
  • Rientro da infortuni,
    Difficoltà di attenzione e concentrazione
  • Difficoltà di gestione emotiva
  • Gestione del gruppo squadra
  • Messa a fuoco degli obiettivi
  • Sostegno alla motivazione

PSICOLOGIA GIURIDICA

PSICOLOGO GIURIDICO

Che cos’è la psicologia giuridica?

La psicologia giuridica studia il profilo psicologico dato dalle caratteristiche intellettive, caratterologiche e attitudinali della psiche del cittadino, considerandone la posizione giuridica. Questa area psicologica è interpellata per descrivere la storia personale (profilo psicologico) delle persone coinvolte in procedimenti giudiziari, con l’intento di analizzare i dati comportamentali e presentarli all’autorità giudiziaria incaricata del processo civile o penale.

Come veniva definita la psicologia giuridica nei primi anni del ’900?

Nei primi anni del ’900 la psicologia giuridica corrispondeva alla psicologia criminale e giudiziaria, definita come lo studio dell’uomo sia come reo di reato sia come partecipante al processo giudiziario in quanto imputato, parte lesa, testimone, avvocato e giudice.

Qual è la funzione della psicologia giuridica?

La psicologia giuridica nasce con una funzione di risposta a precise domande formulate dal settore della giustizia e del diritto. I campi di applicazione della psicologia giuridica sono in espansione, a conferma della dinamicità e complessità della disciplina, che si diversifica adeguandosi ai cambiamenti che avvengono in ambito sociale e giuridico.

Quali fattori della personalità vengono considerati nello studio giuridico-psicologico?

In questo studio sono importanti fattori come intelligenza, carattere, attitudini, tendenze, motivazioni, stimoli, socializzazione, fragilità psichica, deficit intellettivo, stress psicosomatico, affaticamento mentale, morbilità psichica e pericolosità sociale.

In quali aree specialistiche si articola la psicologia giuridica?

La psicologia giuridica si articola in diverse aree specialistiche a seconda degli obiettivi:

  • Psicologia forense: tratta l’osservazione e la descrizione psicologica dei soggetti coinvolti durante l’espletamento del dibattito;
  • Psicologia giudiziaria: riguarda l’osservazione e la descrizione psicologica dei soggetti coinvolti per la valutazione del profilo e del possibile danno psicologico;
  • Psicologia criminale: descrive il comportamento psicologico abituale dei soggetti autori di reati per la valutazione dell’eventuale pericolosità sociale;
  • Psicologia rieducativa: osserva e descrive il valore psicologico della pena assegnata alle persone soggette a rieducazione;
  • Psicologia legislativa: tratta norme riguardanti la prevenzione e il contrasto della delinquenza, il contenuto della pena e le conseguenze psicologiche del periodo di carcerazione.

Quali ulteriori ambiti rientrano nello studio della psicologia giuridica?

Fanno parte di tali aree di studio anche gli aspetti psicologici di: separazione, divorzio, adozione nazionale e internazionale, affido etero-familiare dei minori, maltrattamento dei minori, abuso sessuale, comportamento deviato, violenza di gruppo, turbamento mentale e psicofisico della vittima, pedofilia, sette, minori a rischio di devianza, carriere criminali, bullismo, branco, dipendenze e sfruttamento, valutazione e misurazione del danno psichico e funzionamento dei servizi sociali delle case-famiglia e dei centri di accoglienza e recupero.

Quali aspetti psicologici richiedono specifici approfondimenti?

Sono molto importanti gli approfondimenti degli aspetti psicologici della responsabilità penale dei minori e degli adulti, dei comportamenti dei testimoni e degli effetti dello stato di reclusione.

Qual è il ruolo dello psicologo in ambito giuridico?

La psicologia giuridica fornisce strumenti conoscitivi e operativi per la realizzazione del colloquio protetto, della consulenza tecnica e della perizia psicologica, in ambito civile e penale. Lo psicologo che lavora in campo giuridico espleta funzioni di consulenza che differiscono a seconda dei casi.

Che cos’è il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU)?

Viene definito Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) lo psicologo che collabora con il giudice, dal quale viene nominato per intervenire nei casi di procedura sia civile che penale.

Che cos’è il Consulente Tecnico di Parte (CTP)?

Quando l’intervento è richiesto dall’avvocato di una delle controparti, l’esperto in psicologia forense è definito Consulente Tecnico di Parte (CTP); il suo ruolo consiste nel fornire consulenza tecnica o nello svolgere una perizia psicologica.

QUALE EQUIPE SI OCCUPA DI QUESTO AMBITO AL POLO SARONNESE?

CENTRO DI PSICOLOGIA E PSICHIATRIA FORENSE

Il Centro di Psicologia e Psichiatria Forense è un’équipe multidisciplinare che opera nell’ambito giuridico con consulenze sia a privati che a studi legali.
L’équipe si compone di psicologi, psicodiagnosti e psichiatri e si avvale della consulenza di medici legali, neuropsichiatri infantili, assistenti sociali e mediatori familiari.

SERVIZI OFFERTI:

  • Servizio di orientamento e informazioni per problematiche connesse alla sfera psicologico-forense
  • Consulenza Tecnica di Parte (CTP) e d’Ufficio (CTU)
  • Parere pro veritate
  • Consulenze ad avvocati e studi legali
  • Sportello di consulenza e orientamento per genitori in fase di separazione
  • Mediazione familiare pre-giudiziale
  • Attivazione di percorsi individualizzati di sostegno psicologico o psicoterapia per gestire e affrontare le difficoltà psico emotive connesse o elicitate dalle questioni giuridiche contingenti.

Ambiti in cui operiamo:

CIVILE: Separazione, divorzio e affidamento dei minori, Valutazione delle competenze genitoriali e della recuperabilità genitoriale, Danno biologico di natura psichica, Valutazione della inabilitazione, interdizione e delle capacità naturali, Riattribuzione di sesso, Mediazione familiare.

PENALE: Valutazione della capacità di intendere e di volere, Valutazione dell’imputabilità, Valutazione della pericolosità sociale e delle misure di sicurezza, Valutazione della capacità di testimoniare, Valutazione del consenso (rapporti sessuali, circonvenzione di incapace, istigazione al reato, concorso di persone, eutanasia…), Valutazione della compatibilità con le misure cautelari, Accertamento del danno biologico di natura psichica in relazione al reato, Valutazione della offensività del fatto.

PSICOLOGIA DELLA TERZA ETÀ

PSICOLOGO PER ANZIANI

Che cosa si intende per psicologia della terza età?

È a partire dal 1919, quando il sistema di previdenza sociale italiano ha stabilito un riconoscimento economico alle persone che escono dal mondo del lavoro, che si è diffusa e radicata la concezione per cui si è anziani al compimento dei 65 anni d’età. In realtà è bene tenere sempre presente che ogni persona è unica e ha caratteristiche bio-psico-sociali che la differenziano dalle altre.

L’età cronologica è sufficiente a definire la terza età? Quali fattori contribuiscono a definire l’esperienza dell’invecchiamento?

L’età cronologica non è sufficiente a determinare l’inizio dell’età anziana, poiché essa varia a seconda della fase di vita in cui una persona si trova.

Si viene a delineare una cornice complessa composta da diversi fattori:

  • la percezione personale (“mi sento vecchio”);
  • la percezione degli altri (“sei vecchio”);
  • i cambiamenti fisici (la pelle, i capelli, il corpo);
  • i cambiamenti sensoriali (vista, udito, gusto, olfatto);
  • i cambiamenti sociali (il pensionamento, il cambiamento dei ruoli).

Qual è la sfida psicologica principale dell’invecchiamento?

La sfida consiste nel dare continuità e significato alla propria identità quando ci si confronta con la percezione personale, quella degli altri e con i cambiamenti sensoriali, corporei e sociali che il processo di invecchiamento porta con sé.

Che cosa si intende per “invecchiamento di successo”?

La consapevolezza che la vecchiaia sia una fase del processo di sviluppo della persona, che comporta guadagni oltre che perdite, permette di porre il primo mattone per un invecchiamento di successo, in cui riconoscere bisogni, desideri, motivazioni, crescita personale e futuro.

COME INTERVENIAMO SULLE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA TERZA ETA’ AL POLO SARONNESE?

PSICOLOGIA DELLA TERZA ETÀ – IL SERVIZIO

Il servizio di psicologia della terza età si occupa della presa in carico delle problematiche affettive, emotive e motivazionali che possono accompagnare il processo di invecchiamento e diminuire il benessere e la qualità di vita delle persone che ne sono affette e dei loro familiari.

L’equipe è formata da Psicologici, Psicoterapeuti e da medici Geriatri esperti in psico-geriatria con esperienza nel settore maturata attraverso la collaborazione sia con enti pubblici che privati.
Ci rivolgiamo a tutte le persone che nel corso dell’invecchiamento hanno difficoltà ad affrontare, elaborare e dare senso ai cambiamenti che esso comporta. Ci rivolgiamo ai familiari che le assistono nella quotidianità e che sperimentano perplessità, paure, dubbi, frustrazione, impotenza nella presa in carico.

AREE DI INTERVENTO:
Depressione, Depressione e demenza, Emozioni nell’invecchiamento, Paure e preoccupazioni (ad esempio: paura di cadere, paura di morire, paura di restare a casa da soli, paura di stare male fuori casa), ansia e attacchi di panico, il corpo che cambia;
La morte e il limite: cordoglio anticipatorio e lutto, Separazione da casa, perdita del coniuge o delle amicizie, elaborazione del lutto, Menopausa, Pensionamento, Assistere un familiare con patologia
cronica, dipendenza fisica e psicologica.

Quali modalità sono presenti?
Colloqui individuali, Psicoterapia di gruppo sui temi di ansia e depressione, Gruppi di ascolto: Perdita del coniuge, Il corpo che cambia, Limitazione delle autonomie nel nucleo familiare (mi dicono che…non posso più…non sono più in grado di…).

Il servizio di Psicologia della terza età fa parte del Polo di Psicologiasrl. Attraverso una collaborazione attiva e dinamica con gli altri centri del Polo viene garantita una presa in carico completa, professionale e specializzata.

DISTURBI DELL’ETA’ EVOLUTIVA

PSICOLOGO PER DISTURBI DELL’ETÀ EVOLUTIVA

Che cosa si intende per disturbi dell’età evolutiva?

Con il termine disturbi dell’età evolutiva si indicano i disturbi che riguardano la fase della crescita dell’individuo, caratterizzata da numerosi cambiamenti. Essi possono essere suddivisi in varie aree: neuro-sviluppo, disturbi depressivi, disturbi d’ansia, disturbi da eventi traumatici, disturbi della nutrizione, dell’evacuazione e del comportamento dirompente.

Quali sono i principali disturbi del neuro-sviluppo?

  • Disabilità intellettiva
    È caratterizzata da un funzionamento intellettivo al di sotto della media e dalla dimostrata necessità di supporto.
  • Disturbi dello spettro autistico
    Sono caratterizzati da difficoltà a intrattenere normali relazioni sociali, uso anomalo del linguaggio e comportamenti ripetitivi.
  • Disturbi della comunicazione
    Molto frequenti tra i due e i sei anni di vita, sono caratterizzati da quadri sintomatici diversi per qualità e gravità della comprensione, produzione e uso del linguaggio.
  • Deficit dell’attenzione / iperattività (ADHD)
    Si caratterizza per una scarsa durata dell’attenzione e della concentrazione e per vivacità o impulsività eccessive, non appropriate all’età del bambino, che interferiscono con il normale sviluppo.
  • Disturbi dell’apprendimento
    Presentano una discrepanza tra i livelli di rendimento scolastico del bambino e le potenzialità dedotte dalle abilità intellettive effettive. Riguardano difficoltà nell’attenzione e concentrazione, nell’elaborazione delle informazioni visive e auditive e nello sviluppo del linguaggio.
  • Disturbi del movimento
    Comprendono il disturbo dello sviluppo della coordinazione motoria, il disturbo da tic e il disturbo da movimento stereotipato.

Come si manifestano i disturbi depressivi in età evolutiva?

I disturbi depressivi si dividono in:

  • Depressione infantile, caratterizzata da pianto, irritabilità, perdita di interesse e spesso rabbia;
  • Disregolazione dell’umore dirompente, che prevede frequenti episodi in cui il bambino perde il controllo e si sfoga verbalmente e fisicamente in seguito a una frustrazione.

Quali disturbi d’ansia possono manifestarsi nei bambini e negli adolescenti?

  • Sindrome ossessivo-compulsiva (DOC)
    Presenza di ossessioni (pensieri intrusivi) e compulsioni (comportamenti ritualizzati) invalidanti per la vita quotidiana.
  • Disturbo d’ansia da separazione
    Sensazione di ansia legata all’idea di separarsi dalle figure di attaccamento, con rifiuto di andare a scuola o eccessiva preoccupazione per possibili incidenti ai genitori.
  • Disturbo d’ansia sociale
    Legato al ritiro del bambino in situazioni sociali che prevedono interazione con persone non familiari.
  • Disturbo d’ansia generalizzata
    Sensazione di ansia accompagnata da manifestazioni somatiche ed eccessiva preoccupazione per il proprio comportamento, con tendenza al perfezionismo e continua richiesta di rassicurazioni.
  • Fobie specifiche
    Paure legate a oggetti, animali o situazioni specifiche.
  • Attacco di panico
    Insorgenza improvvisa di uno stato di paura caratterizzato da giramenti di testa e confusione.
  • Mutismo selettivo
    Stato emotivo legato all’ansia che impedisce al bambino di parlare in contesti sociali estranei, nonostante uno sviluppo cognitivo e una comprensione normali.

Quali disturbi possono derivare da eventi traumatici?

  • Disturbo reattivo dell’attaccamento (RAD)
    Legato a situazioni di abuso o trascuratezza, caratterizzato da depressione o ritiro.
  • Disturbo da impegno sociale disinibito (DSED)
    Solitamente conseguente a un trauma, come un incidente, caratterizzato da disinibizione sociale, difficoltà nel sonno e stato di eccitazione continuo, con frequente riemersione di ricordi angoscianti.

Quali sono i disturbi dell’alimentazione in età evolutiva?

  • Anoressia nervosa
    Tentativo costante di perdere peso e vomito autoindotto.
  • Bulimia nervosa
    Abbuffate incontrollabili e vomito autoindotto in seguito all’aumento di peso. In entrambi i casi è presente un’intensa preoccupazione per il corpo e per l’ingrassare.
  • Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo
    Perdita di peso significativa accompagnata da ansia o depressione; lo stato emotivo viene espresso attraverso il corpo.
  • Alimentazione selettiva
    Bambini che mangiano una gamma molto ristretta di cibi e reagiscono vomitando all’introduzione di nuovi alimenti.

Quali sono i disturbi dell’evacuazione?

Tra i disturbi dell’evacuazione sono presenti:

  • Enuresi, ovvero la perdita involontaria di urina in una fase in cui il controllo degli sfinteri è già acquisito;
  • Encopresi, disturbo cronico che consiste nell’emissione involontaria di feci, con conseguenti sensi di colpa e ansia nel bambino;
  • Encopresi secondaria, di tipo transitorio e spesso reattiva a un disagio vissuto dal bambino.

Quali sono i principali disturbi del comportamento?

  • Disturbo oppositivo-provocatorio, caratterizzato da comportamenti irritabili e provocatori persistenti;
  • Disturbo della condotta, caratterizzato dalla violazione dei diritti dell’altro attraverso minacce e colluttazioni;
  • Bullismo, caratterizzato dal ripetersi di numerosi episodi e dall’asimmetria nel rapporto tra vittima e persecutore.

COME INTERVENIAMO SUI DISTRUBI DELL’ETA’ EVOLTIVA AL POLO SARONNESE?

CENTRO PSICO-PEDAGOGICO PER L’ETÀ EVOLUTIVA

Il Centro Psico-Pedagogico A.P.P.E. si occupa di difficoltà riscontrabili in infanzia ed adolescenza, dalla diagnosi alla presa in carico, in un’ottica globale di promozione del benessere del minore, nei suoi contesti di vita, attraverso percorsi specialistici ed individualizzati.

L’équipe è costituita da professionisti esperti nei processi di sviluppo dell’età evolutiva e si caratterizza per la multidisciplinarietà degli operatori quali: psicologi, psicoterapeuti, neuropsichiatri infantili, pedagogisti, logopedisti, terapisti della neuro e psicomotricità.
www.psicologiaevolutivasaronno.it

AREE DI INTERVENTO DIAGNOSTICHE E RIABILITATIVE:

  • Dislessia e Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)
  • Disturbi specifici del linguaggio
  • Deficit di attenzione ed iperattività (ADHD)
  • Disturbi neuropsicomotori dell’età evolutiva
  • Difficoltà cognitive
  • Disturbi della sfera emotiva e comportamentale
  • Ansia e fobie specifiche

FOBIE SPECIFICHE

PSICOLOGO PER FOBIE

Che cosa sono le fobie specifiche?

«Esistono fobie, quante ne può inventare l’uomo.»
Prof. Giorgio Nardone

La monofobia, o fobia specifica, è una paura e/o repulsione persistente e irrazionale verso uno specifico oggetto, attività, animale o situazione che può, nei casi più gravi, limitare l’autonomia del soggetto.

Come si manifestano le fobie specifiche?

Le persone colpite da queste fobie cercano di evitare il contatto diretto con gli oggetti o le situazioni che generano paura e, nei casi più gravi, evitano anche il contatto con le loro rappresentazioni mentali o fisiche.

Quali sono le fobie più comuni?

Qualunque cosa può diventare oggetto di fobia, ma si riscontrano forme ricorrenti come:

  • Zoofobie (paura degli animali);
  • Acrofobia (paura dell’altezza);
  • Agorafobia (paura degli spazi aperti o chiusi);
  • Fobia sociale (paura di stare tra le persone).

Qual è la differenza tra fobie specifiche e fobie generalizzate?

È importante distinguere le fobie legate a un oggetto o a una condizione specifica dalle fobie situazionali o relazionali, poiché queste ultime tendono a diventare fobie generalizzate, essendo riferite a situazioni di vita molto comuni.

Che cosa accade nelle fobie generalizzate?

Le fobie generalizzate portano la persona a evitare sempre più situazioni di vita e a dover chiedere aiuto, in modo più o meno esplicito, per non rimanere sola davanti a situazioni percepite come potenzialmente pericolose.

In questi casi il soggetto non ha più bisogno di stimoli esterni per avere paura, poiché è la stessa percezione della realtà a diventare pericolosa e minacciosa.

COME INTERVENIAMO SULLE FOBIE SPECIFICHE AL POLO SARONNESE?

CENTRO TERAPIE BREVI – PSICOTERAPIA PER IL TRATTAMENTO DI FOBIE SPECIFICHE

Il Centro di Terapie brevi è un centro del Polo di Psicologia, formato da un’equipe di psicologi e psicoterapeuti con formazione specifica ed esperienza nell’ambito delle terapie brevi, per intervenire sui problemi legati alle fobie specifiche, anche con attacchi di panico.

Una terapia breve ha la caratteristica di avere un decorso breve per la soluzione di un singolo problema, attraverso delle specifiche tecniche validate per ogni singolo problema.

Il Centro ha attualmente due sedi, a Milano e Saronno centroterapiebrevi.it

La paura guardata in faccia si trasforma in coraggio,
la paura evitata diventa timor panico.
Antica incisione Sumera

Fobie trattate

  • Zoofobie– Paura degli animali: paura dei gatti, topi, serpenti, cani, piccioni, etc.
  • Nosofobie– Paura delle malattie: fanno parte di questa categoria tutte le fobie legate alla sfera ipocondriaca come la cardiofobia, la carcinofobia, paura di esami medici specialistici, paura di interventi odontoiatrici, etc.
  • Psicopatofobia– Paura di impazzire o di svilupare una malattia psichiatrica: Paura di perdere il controllo o di lasciarsi andare
  • Glossofobia– Paura di parlare in pubblico: paura di parlare davanti ad un pubblico o in una riunione o di esporsi con una propria opinione davanti a molte persone
  • Rupofobia– Paura del contagio: paura di essere contagiati da virus, escrementi, siringhe, etc.
  • Fobie di catastrofi naturali: Paura del terremoto, delle alluvioni, dei fulmini, degli incidenti, etc.
  • Fobia sociale: paura di comportarsi in maniera imbarazzante o umiliante, paura di subire il giudizio altrui, etc.
  • Agorafobia: Paura di spazi aperti o chiusi, paura di luoghi troppo affollati, etc
  • Dismorfofobia: Paura del proprio aspetto fisico o di una singola parte di esso
  • Amaxofobia: Paura di guidare o di prendere un mezzo di trasporto
  • Altre Fobie tipiche: paura di amare, paura di vomitare, paura di invecchiare, paura di rubare, paura dell’altezza, etc.
  • Fobie atipiche: paura degli angoli, paura dei buchi, paura delle posate, etc.

DIPENDENZA

PSICOLOGO PER LE DIPENDENZE

Che cos’è la dipendenza?

La dipendenza è un cambiamento del comportamento che, da comune abitudine, diventa una ricerca continua e patologica del piacere, conseguita con mezzi, sostanze o comportamenti che sfociano in una condizione patologica. La persona dipendente molto spesso perde la capacità di controllo sull’abitudine.

Come viene definita la dipendenza nei manuali diagnostici?

I testi di riferimento internazionale per la diagnosi psichiatrica sono il DSM V e l’ICD 10, che indicano come segno cardinale della dipendenza l’uso continuo di una sostanza nonostante la conoscenza delle conseguenze negative, portando alla perdita del controllo volontario del comportamento.

Che cos’è la polidipendenza?

La dipendenza da più sostanze o comportamenti, contemporaneamente o in sostituzione di uno di essi, prende il nome di polidipendenza.

Quali tipi di dipendenza esistono?

Considerando gli effetti, le dipendenze si suddividono in:

  • Dipendenza fisica, legata a un alterato stato biologico;
  • Dipendenza psichica, legata a un alterato stato psichico e comportamentale.

Qual è la differenza tra dipendenza fisica e dipendenza psichica?

La dipendenza fisica, prodotta principalmente da condizionamenti neurobiologici, è superabile con relativa facilità.
La dipendenza psichica richiede invece interventi terapeutici lenti, complessi e ad ampio raggio, coinvolgendo spesso anche i familiari.

Quando la dipendenza diventa più grave?

Le forme più gravi presentano sia dipendenza fisica che psichica, con compulsività, ovvero la necessità di assumere ripetutamente la sostanza per risperimentarne l’effetto psichico ed evitare la sindrome di astinenza.

Che cos’è la compulsività e come si sviluppa l’assuefazione?

La compulsività si associa al bisogno di assumere dosi sempre maggiori della sostanza, poiché si crea assuefazione, con innalzamento della soglia di tolleranza e desensibilizzazione.
Per ottenere lo stesso piacere è necessario un aumento della quantità di dopamina e dello stimolante. La dipendenza si manifesta quindi non solo con un eccesso di neurotrasmettitori, ma anche con un loro deficit.

Da cosa si può sviluppare una dipendenza patologica?

Si può dipendere patologicamente da:

  • Cibo (bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata);
  • Sostanze stupefacenti (tossicodipendenza), tra cui alcolismo, caffeinismo e tabagismo;
  • Sesso (dipendenza sessuale, pornografia, masturbazione compulsiva);
  • Lavoro;
  • Comportamenti come gioco d’azzardo patologico, shopping compulsivo, internet dipendenza, videogame, sport.

Cosa sono le dipendenze psicologiche?

Si può essere dipendenti anche da oggetti di uso comune o attività quotidiane. Queste forme vengono definite “dipendenze psicologiche” e provocano soprattutto sbalzi di umore, perdita della percezione del tempo, mal di testa e altri sintomi.

Quali sono i fattori che favoriscono lo sviluppo di una dipendenza?

I fattori che determinano l’insorgenza di un disturbo da sostanze possono essere di natura genetica, fisiologica, psicologica e sociale. La responsabilità di ciascun fattore varia da persona a persona.
I giovani tra i 18 e i 24 anni presentano una prevalenza più alta nell’uso di sostanze, così come le persone con scarso autocontrollo.

Come si sviluppa l’uso problematico di una sostanza?

Il processo è complesso e deriva dall’interazione tra geni e ambiente. È quindi opportuno parlare di fattori di rischio biologici, psicologici e sociali.

Che ruolo ha la predisposizione biologica nella dipendenza?

La predisposizione biologica è un fattore di rischio rilevante e consiste in un’alterazione della produzione di neurotrasmettitori endogeni, in particolare la dopamina, coinvolta nei processi di gratificazione e ricompensa.
Le sostanze psicoattive attivano artificialmente i circuiti dopaminergici, inducendo il sistema nervoso a rispondere come se la sostanza fosse necessaria alla sopravvivenza. Con l’esposizione ripetuta, l’associazione tra sostanza e stimolo si rafforza, evolvendo in risposte comportamentali complesse.

Quali altri fattori di rischio sono coinvolti?

Altri fattori di rischio sono:

  • la situazione socioeconomica;
  • l’esposizione a eventi stressanti o traumatici;
  • la familiarità per dipendenze patologiche o altri disturbi psichiatrici.

Che ruolo hanno i processi di apprendimento nelle dipendenze?

Secondo la teoria dell’apprendimento, la dipendenza patologica può essere considerata un comportamento appreso.
Il condizionamento classico associa il piacere dell’uso della sostanza a stimoli ambientali, mentre l’apprendimento sociale avviene osservando altre persone che usano sostanze e ne ricavano sensazioni positive.

Come viene diagnosticata la dipendenza?

La diagnosi delle dipendenze si basa sui criteri del DSM, che definisce la dipendenza come una modalità patologica d’uso della sostanza che conduce a menomazione e disagio clinicamente significativi, manifestati da tre o più condizioni in un periodo di 12 mesi.

Quali sono i criteri diagnostici principali secondo il DSM?

Tra i criteri sono inclusi:

  • bisogno di dosi sempre più elevate;
  • riduzione dell’effetto con la stessa quantità;
  • sindrome di astinenza;
  • assunzione in quantità o per periodi maggiori del previsto;
  • tentativi falliti di ridurre l’uso;
  • molto tempo speso per procurarsi o assumere la sostanza;
  • riduzione di attività sociali, lavorative e ricreative;
  • uso continuativo nonostante la consapevolezza del problema.

Qual è l’approccio terapeutico più efficace per le dipendenze?

L’approccio più accreditato è quello multidisciplinare, con interventi sia biologici che psicologici.

  • il trattamento biologico: l’obiettivo è il raggiungimento dell’astinenza, attraverso l’uso di farmaci ansiolitici e terapie farmacologiche specifiche.
  • il trattamento psicologico: il trattamento psicologico, spesso attraverso psicoterapia individuale o di gruppo, mira a superare l’ossessiva percezione del bisogno della sostanza o del comportamento da cui si è dipendenti.

Che ruolo hanno i gruppi di auto-aiuto?

Molte associazioni utilizzano programmi di recupero basati sui gruppi di auto-aiuto per dipendenze da sostanze, alimentari, relazionali, comportamentali, sessuali e tecnologiche.

COME AFFRONTIAMO LE DIPENDENZE AL POLO SARONNESE?

SPAZIO DIPENDENZE

Spazio Dipendenze è un’équipe costituita da psicologi psicoterapeuti e medici psichiatri per la cura della dipendenza patologica. Il servizio si propone di offrire un supporto alla persona e ai suoi familiari privilegiando, laddove possibile, la collaborazione con servizi specialistici del territorio.

Il trattamento è mirato alla comprensione e al supporto in casi di

  • Dipendenza da sostanze legali ed illegali: alcol, cocaina, cannabis e nuove droghe.
  • Dipendenza da comportamento: gioco d’azzardo, internet, sesso e shopping.

Durante il percorso la persona potrà essere accompagnata ad una rivisitazione della propria storia personale e familiare, alla comprensione ed elaborazione dei propri stati emotivi e delle proprie strategie comportamentali e relazionali, al fine di poter comprendere gli aspetti che hanno condotto alla dipendenza e poter raggiungere una graduale autonomia individuale.

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

PSICOLOGO PER LA SALUTE

Cos’è la psicologia della salute?

La psicologia della salute può essere definita come l’insieme dei contributi delle discipline psicologiche al mantenimento della salute, alla prevenzione e al trattamento della malattia, e alla definizione delle cause e dei correlati diagnostici della salute e della malattia, come dichiarato da Matarazzo nel 1980.

Quali sono gli ambiti di intervento della psicologia della salute?

  1. Il primo ambito riguarda il mantenimento e la promozione della salute.
  2. Il secondo ambito riguarda la prevenzione e il trattamento della malattia, con interventi a supporto di persone considerate a rischio di sviluppo di una certa patologia, ad esempio interventi su disturbi cardiovascolari, malattie oncologiche o respiratorie.
  3. Il terzo ambito riguarda lo studio dei correlati legati ad una malattia specifica. Un esempio è lo studio dei fattori psicologici che intervengono sull’ansia e delle tecniche finalizzate a ridurla.
  4. L’ultima area di intervento riguarda i sistemi di tutela e le politiche della salute.

Di cosa si occupano gli psicologi della salute nell’ambito dei sistemi di tutela della salute e a chi si rivolgono?

Gli psicologi della salute studiano i fattori comportamentali legati al mantenimento della salute con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei pazienti. L’intervento può essere rivolto a individui, gruppi, organizzazioni, comunità e popolazione, promuovendo il cambiamento a vari livelli.

Qual è il focus della promozione della salute?

L’intervento è finalizzato a promuovere e mantenere la salute, prevenire la malattia e migliorare gli esiti di malattia negli individui malati. Il focus è modificare i comportamenti a rischio tramite la progettazione, il coordinamento e la valutazione dei programmi.

Qual è il ruolo della persona nella promozione della salute?

La persona deve diventare sempre più consapevole dei comportamenti adatti a gestire la propria salute.

A chi si rivolge il Servizio di Psicologia delle Patologie Organiche e Salute?

Il servizio si rivolge a bambini, adolescenti e adulti che sviluppano difficoltà psicologiche legate a problemi di salute, come malattie organiche transitorie, croniche e cronico-degenerative.

Il servizio è rivolto solo ai pazienti?

No, il servizio si rivolge anche ai familiari che condividono con la persona l’esperienza di malattia nella quotidianità, come coniugi, genitori, fratelli e figli.

Quali temi vengono affrontati nel Servizio di Psicologia delle Patologie Organiche e Salute?

Si affrontano diversi temi, tra cui:

  • l’accettazione della malattia o della disabilità;
  • l’adattamento alla nuova condizione di salute;
  • la gestione dei sintomi e delle terapie;
  • la costruzione e il potenziamento delle risorse personali;
  • la ristrutturazione delle aspettative;
  • la riorganizzazione della quotidianità e della progettualità;
  • i problemi di comunicazione riguardo alla malattia con i familiari o con il personale medico.

COMPORTAMENTI ALIMENTARI

Disturbi del comportamento alimentare

Cosa sono i disturbi del comportamento alimentare (DCA)?

I disturbi del comportamento alimentare sono problematiche legate al rapporto dell’individuo con il cibo e con il proprio corpo. Il corpo viene vissuto in maniera alterata, con la percezione di sentirsi inadeguati e socialmente non accettabili.

In quale fascia d’età aumentano maggiormente i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione?

La prevalenza dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione nei giovani aumenta tra l’infanzia e la prima adolescenza, in particolare tra i 10 e i 13 anni.

È importante identificare le condizioni che favoriscono lo sviluppo di questi disturbi ben prima della fascia d’età in cui diventano più frequenti, così da poter intervenire precocemente.

Quali sono i disturbi alimentari più conosciuti e diffusi?

I disturbi più conosciuti sono:

  • Anoressia
  • Bulimia
  • Binge Eating Disorder (disturbo dell’alimentazione incontrollata)

Quali sono altre forme di disturbi del comportamento alimentare?

Altre forme includono:

  • Night Eating Syndrome
  • Nibbling (spiluccamento)
  • Bigoressia
  • Ortoressia

Quante persone soffrono di disturbi alimentari in Italia?

Attualmente in Italia circa il 3,3% della popolazione soffre di disturbi alimentari. Il rapporto tra femmine e maschi è di 9 a 1, con una maggiore prevalenza nelle femmine.

Quali conseguenze fisiche può avere un’alimentazione sregolata?

Un’alimentazione sregolata può compromettere la salute di diversi apparati del corpo, tra cui:

  • cardiovascolare
  • intestinale
  • endocrino
  • ematologico
  • scheletrico
  • dermatologico

In che modo un disturbo alimentare influenza la vita quotidiana?

Soffrire di un disturbo dell’alimentazione modifica la vita di una persona, limitando le capacità relazionali, lavorative e sociali. Situazioni che prima erano considerate banali possono diventare difficili, ad esempio:

  • partecipare a un matrimonio o a un compleanno
  • uscire a cena con gli amici
  • andare a una festa

Queste situazioni possono generare ansia e preoccupazione.

Su cosa si concentra principalmente il pensiero di chi soffre di disturbi alimentari?

Il focus della persona è spesso sul cibo, e il pensiero può occupare gran parte delle giornate, diventando intrusivo anche in contesti diversi, come a lavoro o a scuola.

Qual è una caratteristica tipica dei disturbi alimentari?

Una caratteristica frequente è l’alterazione dell’immagine corporea. Chi soffre di questi disturbi spesso non riesce a valutare il proprio corpo in modo oggettivo e mantiene la percezione costante di essere sbagliato.

I disturbi alimentari possono essere associati ad altre patologie?

Sì, possono essere associati ad altre patologie psichiatriche, tra cui:

  • depressione
  • disturbi d’ansia
  • abuso di alcool o di sostanze
  • disturbo ossessivo-compulsivo
  • disturbi di personalità

Nei disturbi alimentari possono essere presenti comportamenti autolesionistici e tentativi di suicidio.

Di cosa si occupa il CENTRO TRATTAMENTO DISTURBI ALIMENTARI (CTDA)?

Il CTDA si occupa della terapia delle persone con disturbi dell’alimentazione, lavorando principalmente in un’ottica di lavoro d’equipe.

Il trattamento prevede solo la psicoterapia individuale?

No. Accanto alla psicoterapia individuale può esserci un eventuale invio ad altri specialisti, come:

  • psichiatra
  • internista
  • nutrizionista

Qual è il ruolo della famiglia nel trattamento dei disturbi alimentari?

Per un buon esito del trattamento è fondamentale la presa in carico e il sostegno ai familiari dei pazienti.

Quali disturbi vengono trattati maggiormente dal CTDA?

I disturbi maggiormente trattati sono:

  • Anoressia Nervosa
  • Bulimia Nervosa
  • Disturbo da Alimentazione Incontrollata
  • Vigoressia
  • Ortoressia
  • Night Eating Syndrome

DISTURBI DELLA PERSONALITÀ

Psicologo disturbi della personalità

Cosa sono i disturbi di personalità?

I disturbi di personalità sono modelli disadattivi di pensiero e comportamento che influenzano il funzionamento personale e interpersonale. Questi modelli si discostano dalle norme e dalle aspettative condivise nel proprio ambiente di riferimento.

In quanti cluster vengono classificati i disturbi di personalità?

I disturbi di personalità si classificano in tre cluster: A, B e C.

Cluster A: il Cluster A è caratterizzato da condotte strane o eccentriche, diffidenza e tendenza all’isolamento. Fanno parte del Cluster A:

  • personalità paranoide
  • personalità schizoide
  • personalità schizotipica

Che cos’è la personalità paranoide?

È caratterizzata da diffidenza e sospettosità verso gli altri. Il soggetto teme di essere danneggiato o ingannato anche quando non esistono prove concrete.

Che cos’è la personalità schizoide?

È caratterizzata da ritiro sociale, introversione, distacco emotivo e freddezza. Le persone vivono l’intimità e la vicinanza con gli altri con fastidio o timore e sono spesso indifferenti alle opinioni altrui.

Che cos’è la personalità schizotipica?

È caratterizzata da ritiro sociale e distacco emotivo, come nella personalità schizoide, ma il comportamento e il pensiero risultano bizzarri e atipici.

Cluster B: il Cluster B è caratterizzato da comportamenti drammatici, forte emotività, egocentrismo e scarsa empatia. Fanno parte del Cluster B:

  • disturbo di personalità narcisistico
  • disturbo di personalità istrionico
  • disturbo di personalità borderline
  • disturbo di personalità antisociale

Che cos’è la personalità borderline?

È caratterizzata da instabilità nelle relazioni, emozioni intense e difficoltà nel regolarle, scarsa autostima e impulsività. Possono essere presenti senso cronico di vuoto, solitudine e forte sensibilità all’abbandono. La visione di sé e degli altri può cambiare rapidamente tra rappresentazioni opposte.

Che cos’è la personalità istrionica?

È caratterizzata da continua ricerca di attenzione e da un’espressione drammatica delle emozioni. Le persone sono molto preoccupate della propria immagine e possono usare seduzione, comportamenti infantili o accentuare la fragilità per ricevere attenzione e protezione.

Che cos’è la personalità narcisistica?

È caratterizzata da senso di superiorità, bisogno di ammirazione e mancanza di empatia. Le persone credono di essere speciali e considerano gli altri come strumenti per soddisfare i propri bisogni. Sono molto sensibili a critiche e fallimenti, che possono generare rabbia o stati depressivi.

Che cos’è la personalità antisociale?

È caratterizzata dalla violazione dei diritti degli altri e dal mancato rispetto delle norme sociali. Le persone possono mentire, manipolare o agire impulsivamente per raggiungere i propri scopi.

Cluster C: il Cluster C è caratterizzato da comportamenti ansiosi o inibiti e scarsa autostima. Fanno parte del Cluster C:

  • disturbo evitante di personalità
  • disturbo di personalità dipendente
  • disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

Che cos’è la personalità evitante?

È caratterizzata da timidezza, senso di inadeguatezza ed estrema sensibilità alle critiche. L’isolamento sociale è vissuto con sofferenza e nasconde un forte desiderio di accettazione e vicinanza.

Che cos’è la personalità dipendente?

È caratterizzata da insicurezza e bassa autostima. Le persone hanno difficoltà a prendere decisioni senza il supporto degli altri e temono di restare sole o di non riuscire a prendersi cura di sé.

Che cos’è la personalità ossessivo-compulsiva?

È caratterizzata da preoccupazione per ordine, perfezione e controllo. Le persone possono essere molto rigide nei valori morali, avere difficoltà a tollerare l’incertezza e dedicare eccessivo tempo al lavoro o ai dettagli.

PSICOSI

Psicologo per disturbo psicotico

Che cosa si intende per disturbo psicotico?

Il disturbo psicotico è un disturbo psichiatrico grave che compromette lo svolgimento delle normali attività quotidiane.

Quali sono le principali categorie di sintomi dei disturbi psicotici?

I sintomi si dividono in tre categorie:

  • disturbi della forma del pensiero (incoerenza, deragliamento)
  • disturbi del contenuto del pensiero (deliri)
  • disturbi della percezione (allucinazioni)

Che cos’è la schizofrenia?

È un disturbo caratterizzato da perdita di contatto con la realtà, deliri, allucinazioni, appiattimento dell’affettività e deficit cognitivi. L’esordio avviene spesso in adolescenza e può essere influenzato da fattori genetici e ambientali. Per la diagnosi i sintomi devono persistere per almeno sei mesi.

Quali sono i trattamenti per la schizofrenia?

Le principali terapie sono farmacologica e cognitivo-comportamentale.

Quali fasi presenta la schizofrenia?

Le principali fasi sono:

  • fase prodromica
  • fase prodromica avanzata
  • fase iniziale con sintomi attivi
  • fase centrale in cui i sintomi possono persistere o peggiorare
  • fase tardiva con stabilizzazione

Che cos’è il disturbo delirante?

È caratterizzato da false credenze mantenute con forte convinzione, anche in presenza di prove contrarie, che durano almeno un mese.

Quali sono i sottotipi del disturbo delirante?

I principali sottotipi sono:

  • erotomane (convinzione che qualcuno sia innamorato di sé)
  • megalomane (convinzione di possedere grandi capacità o talento)
  • delirio di gelosia
  • persecutorio
  • somatico (convinzione di avere difetti corporei)

Che cos’è il disturbo schizofreniforme?

È caratterizzato da sintomi simili alla schizofrenia, ma con durata da uno a meno di sei mesi.

Che cos’è il disturbo schizoaffettivo?

È caratterizzato dalla presenza contemporanea di sintomi psicotici e disturbi dell’umore (depressivi o maniacali).

Che cos’è il disturbo psicotico breve?

È caratterizzato da deliri, allucinazioni o altri sintomi psicotici che durano da un giorno a meno di un mese.

Che cos’è il disturbo schizotipico di personalità?

È caratterizzato da difficoltà a creare relazioni strette, pensiero alterato e comportamento eccentrico. Il trattamento può includere farmaci antipsicotici, antidepressivi e terapia cognitivo-comportamentale.

Chi si occupa dell’orientamento, supporto e cura dei disturbi di personalità e delle psicosi?

Se ne occupa un’équipe composta da psicologi, psicoterapeuti e psichiatri che lavorano in sinergia per offrire interventi mirati e individualizzati.

A chi sono rivolti questi interventi?

Gli interventi sono rivolti a persone che convivono con problematiche psicologiche complesse, come disturbi di personalità e psicosi.

Il supporto è rivolto solo alla persona che soffre del disturbo?

No, l’intervento si rivolge sia alla persona sofferente sia alla famiglia.

Come viene organizzato il lavoro clinico?

Il lavoro clinico è fortemente basato sul lavoro di rete, favorendo la collaborazione tra l’équipe clinica, i servizi territoriali e le associazioni.

Problematiche trattate

  • Disturbi di personalità che sono caratterizzati da modalità relativamente rigide di percepire, reagire e relazionarsi con le altre persone e con gli eventi. Queste modalità possono portare la persona a rispondere in modo spesso inappropriato alle situazioni quotidiane o problematiche, riducendo la possibilità di avere rapporti sociali efficaci e soddisfacenti.
  • Disturbi psicotici che sono condizioni che alterano profondamente le capacità di pensiero, portando chi ne è affetto a perdere il contatto con la realtà. I sintomi principali sono:
    • illusioni, cioè la convinzione di cose non vere
    • allucinazioni, cioè percezioni di cose inesistenti, come sentire o vedere qualcosa che non esiste.