La questione dell’alto potenziale e della plusdotazione, ancora poco sviluppata in Italia, sta acquisendo crescente attenzione. Negli ultimi tempi, infatti, si è intensificato l’interesse per gli aspetti psicologici, scolastici, emotivi e relazionali che caratterizzano questa condizione.

COSA VUOL DIRE ESSERE BAMBINI “GIFTED”?

La plusdotazione non si esaurisce nel concetto di “intelligenza superiore”: è piuttosto un insieme di caratteristiche cognitive, emotive e comportamentali che definiscono un modo di percepire e interpretare il mondo con una profondità singolare e insolita rispetto all’età cronologica. È importante non ridurre tutto a un punteggio di QI perché significherebbe perdere di vista il fondamento di un funzionamento mentale che, prima ancora di essere più veloce o più efficace, è qualitativamente diverso.

Molto spesso questi bambini mostrano intensa curiosità, apprendimento rapido e intuitivo, sviluppo precoce del linguaggio, domande insolite per l’età, forte immaginazione e creatività, pensiero critico e intuitivo e ottime prestazioni di memoria, ma questo non vuol dire che il loro percorso, a livello scolastico e non solo, sia semplice e lineare.

COSA ACCADE A SCUOLA?

La scuola è spesso il luogo in cui tale frattura diventa più evidente, infatti le pratiche didattiche, pensate per formare e rispondere ai bisogni della maggior parte degli alunni, tendono a non riconoscere le caratteristiche dei bambini plusdotati. I bambini “Gifted” spesso mettono a dura prova i loro insegnanti, infatti potrebbero:

  • Annoiarsi molto facilmente
  • Impegnarsi solamente nei compiti che trovano interessanti e stimolanti
  • Opporsi a eseguire attività routinarie o che già conoscono
  • Essere poco tolleranti verso la frustrazione o scoraggiarsi facilmente
  • Avere difficoltà a esprimere le emozioni o nel gestirle
  • Tendere a nascondere il proprio potenziale per adattarsi al contesto con conseguente calo della motivazione dell’autostima
  • Presentare difficoltà in ambito sportivo o in attività che richiedono particolari capacità motorie
  • Essere selettivi nelle amicizie o tendere ad isolarsi

Bisogna inoltre tenere in considerazione che fra i bambini gifted, o con plusdotazione, ci sono anche i cosiddetti “doppiamente eccezionali” che presentano un potenziale elevato e disturbi dello sviluppo, come disturbi dell’apprendimento (DSA), disturbo da deficit di attenzione ed iperattività (ADHD), compromissioni fisiche o difficoltà emotive.

Il rischio maggiore deriva da una mancata identificazione del profilo che porta genitori, insegnanti e le varie figure di riferimento a non supportare i loro bisogni specifici che restano invisibili e possono generare disagio, stress, alte probabilità di sviluppare impotenza appresa, frustrazione, scarsa motivazione, bassa autostima, problemi emotivi, sociali e comportamentali. Al contrario, una volta riconosciuta la plusdotazione, per il bambino si apre la possibilità di ricevere un sostegno calibrato, che tenga conto tanto delle sue capacità straordinarie quanto delle sue fragilità.

EMOZIONI E PLUSDOTAZIONE 

È anche importante porre attenzione alla dimensione emotiva dei bambini plusdotati: la capacità intellettiva non procede sempre in armonia con lo sviluppo emotivo. Molti bambini gifted sperimentano la cosiddetta asincronia dello sviluppo: possono ragionare come adolescenti, ma avere un’emotività fragile o amplificata, una sensibilità particolare alle ingiustizie, un forte perfezionismo o, al contrario, una frustrazione ricorrente di fronte ai propri stessi limiti. Questa combinazione li rende più esposti a incomprensioni ed è frequente che vengano etichettati come “distratti”, “oppositivi”, “immaturi” o “poco motivati”, quando in realtà il loro comportamento è la conseguenza di un’incongruenza tra potenziale e ambiente.

INTERVENIRE PER SUPPORTARE E ACCOMPAGNARE

Non sono necessari protocolli rigidi per questo tipo di alunni, l’ideale è utilizzare 4 pilastri: accelerazione, differenziazione, apprendimento autoregolato e cooperative lerning:

  1. Accelerazione: permette allo studente di procedere secondo il proprio potenziale, affrontando contenuti più complessi senza essere vincolato al ritmo standard. L’obiettivo è valorizzare il talento attraverso un percorso personalizzato e stimolante.
  2. Differenziazione: l’insegnamento viene adattato alle caratteristiche individuali dello studente, con attività più profonde, complesse e creative. Non si tratta solo di andare più veloci, ma di imparare in modo più ricco e significativo.
  3. Apprendimento autoregolato: lo studente diventa protagonista del proprio apprendimento, sviluppando autonomia, autoconsapevolezza e motivazione. Impara a riconoscere i propri punti di forza e a migliorarsi in modo continuo.
  4. Cooperative Learning: il lavoro di gruppo favorisce lo sviluppo delle competenze sociali ed emotive. I bambini plusdotati imparano a collaborare, ascoltare, condividere responsabilità e a valorizzare le differenze all’interno del gruppo.

La famiglia ha un ruolo cruciale nel riconoscere e validare l’esperienza del bambino, anche se non sempre è facile per un genitore accogliere una plusdotazione, pertanto sono fondamentali anche interventi a sostegno della genitorialità e delle famiglie che permettano di comprendere la diversità del figlio, gestire la sua intensità emotiva, sostenere la curiosità e trovare un linguaggio educativo appropriato, tutto ciò collaborando con la scuola. Tra questi possiamo citare incontri di psicoeducazione, parent training, gruppi di sostegno, consulenze scuola-famiglie oppure supporto psicologico individuale.

In conclusione, parlare di bambini gifted significa parlare di diversità: una diversità profonda, che riguarda il modo di apprendere, di pensare e di vivere le emozioni. È una condizione che può diventare un grande dono, ma solo se inserita in un contesto che la riconosce e la rispetta. La società, le scuole e le famiglie hanno dunque il compito non solo di identificare questi bambini, ma di offrire loro opportunità di crescita che non cerchino di uniformarli, bensì di valorizzarne le peculiarità.

Anna Lualdi, Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche